CicaSub, scuola di vita
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Pantelleria 1982 - Amerigo
Nel lontano 1949 la mia famiglia si trasferisce a Livorno; per me che provenivo dalla "campagna", stare di casa ad Antignano è stata una vera fortuna perché ho preso subito confidenza con il mare e questo elemento è diventato il mio habitat quasi naturale dato che, appena possibile, stavo nell'acqua.. Praticando il "moletto", ho assistito all'arrivo dei primi pescatori subacquei che si immergevano con fucili lunghissimi e tornavano a riva carichi di pesci. In particolare ne ricordo uno che si tuffava anche d'inverno e per sopportare meglio il freddo si spalmava tutto di grasso e poi sopra si infilava un maglione; non ho mai capito come facesse poi a ripulirsi per tornare a casa.

Affascinato da questo sport mi comprai una maschera gran facciale (Champion a vetro giallo) e cominciai a guardare sott'acqua; ciò che vedevo era ancora meglio di quello che avevo immaginato. Riuscii a mettermi i soldi da parte e mi comprai il primo fucile subacqueo; era il mitico SAETTA B EXTRA a molla che, (quando era ben lubrificato), aveva un tiro utile di circa mt 1,5 e cominciai a prendere i primi pesci; probabilmente ci riuscivo perché ce n'erano tanti e qualcuno che "dormiva" lo trovavo sempre. Comincia a pescare anche in inverno indossando un maglione rosso tutto infeltrito ma, anche se pativo un gran freddo e uscivo dall’acqua con un bel colorito "viola", non ho mai avuto il coraggio di emulare quel subacqueo che, per proteggersi, si spalmava tutto di grasso. Un giorno, si era nel 1966, leggo un manifesto dove si dice che a Livorno si fanno corsi per subacquei. Mi iscrivo al corso e scopro che c'è la possibilità di stare sott'acqua respirando come si fosse all'aria aperta. C'è una piccola difficoltà, per avere il brevetto di abilitazione bisogna superare tutte le prove e siccome il corso era molto impegnativo, quasi tutti i numerosi allievi avevano qualche esercizio che restava di difficile esecuzione: il mio era "la vestizione" e sono riuscito a eseguirla solo la sera dell'esame finale. Probabilmente in quell’occasione fu determinante l’incoraggiamento che ricevetti dal "Giachini" il quale mi promise che se non avessi superato la prova mi avrebbe tirato una "zoccolata". La volontà di riuscire era talmente forte, però, che quasi tutti raggiungevano l'obbiettivo finale come dimostra l'episodio che è realmente accaduto.

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Cesare Giachini
In quel periodo c'erano ancora bombole con con gli erogatori "monostadio", (per intedersi quelli con i tubi corrugati che contenevano quasi mezzo litro d'acqua), e questo ragazzo non riusciva a fare "lo svuotamento" per poter respirare da un apparecchio immerso. Chiaramente quando si arrivò alla sera dell'esame finale, (l'esaminatore era Marcante), gli fu chiesto di eseguire questo esercizio. Lui ci prova e non ci riesce, chiede di riprovare e..idem. Chiede nuovamente di fare un'altro tentativo e, visto che tutte le altre valutazioni erano più che buone, gli viene detto che potrà riprovare al termine della serata. Immaginate la scena; un centinaio di persone tra allievi, istruttori, parenti e amici sulle gradinate che guardano questo "disgraziato" che si immerge per cercare di respirare da apparecchio sul fondo della piscina. Lui va giù, si infila l'erogatore in bocca e cominciano a passare i secondi: 10, 20, 30, poi improvvisamente esce una bollicina seguita finalmente da tutte le altre; ce l'ha fatta. Quando emerge c'è un applauso generale che fa tremare i vetri della piscina.

Rientra in squadra e viene festeggiato da tutti noi. Alla mia domanda: ma come hai fatto?, risponde testualmente : "Amerigo, non ci ho nemmeno provato, l'ho bevuta tutta e quando ero li per scoppiare è arrivata l'aria". Preso il brevetto dovevo trovare la possibilità di andare sott'acqua insieme a qualcuno esperto. Mi sono iscritto al CI.CA.SUB. ed ho cominciato a frequentarlo sperando che qualche socio mi portasse a pescare su una di quelle barche che alla sera ritornavano dalla Meloria, cariche di pesce mentre io le guardavo dalla spalletta. Contemporaneamente comincio a prestare la mia opera nella Scuola Sub e vengo nominato aiuto-allievoistruttore, praticamente "porto le bombole", ma non mi importa, bisogna pure cominciare in qualche modo.

Un giorno il mitico Piero Lilla, mi dice se voglio andare con lui perché gli manca il barcaiolo; era l'occasione che aspettavo e in quella prima uscita (per me memorabile), riesco a prendere una preda ambita da sempre: la mia prima cernia. Dopo un po' di tempo mi compro una barchetta e comincio ad andare in Meloria per conto mio, portandomi dietro i mie due gemelli. Quando partivo era un coro di sfottò da parte degli altri soci che erano a banchina; ecco la barca dell'asÌlo. ma cosa te li porti dietro a fare tanto non pigli mai pesci e non gli puoi insegnare nulla, ecc.ecc., ma non me la prendevo e i miei ragazzi prendevano sempre più passione per la subacquea e a nove/dieci anni prendevano già i primi pesci. Ricordo sempre Maurizio che trovata una nacchera enorme volle prenderla e dopo una serie di tuffi a sei/sette metri, (aveva nove anni), riuscì a portarla a bordo; dentro il mollusco trovammo numerose perline rosse e nere che ancora conservo.

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Piero Lilla
Questa passionaccia comincia a dare i suoi frutti i miei ragazzi amano il mare tanto da farne quasi una ragione di vita. Maurizio, che era più portato per l'agonismo subacqueo, comincia a frequentare i gemelli Bacci e a far loro da barcaiolo nelle gare nazionali. Frequentando questi atleti di alto livello, impara tutti i trucchi e le malizie per emergere in questa difficile attività sportiva. Con il passare degli anni entra a fare parte della Squadra Nazionale e nel 1998 riesce a vincere la medaglia d'oro per il campionato del mondo a squadre e quella d'argento per il campionato del mondo individuale. Nel recente campionato del mondo svolto a Tahiti sfiora il podio arrivando quarto, comunque il primo degli italiani. L'altro gemello. Stefano, mette a frutto la sua passione con un lavoro "di mare". Gestisce in proprio una grossa imbarcazione alle Maldive e trascorre laggiù il periodo invernale portando sott'acqua gruppi di turisti. Ha acquisito una tale conoscenza di quei fondali che prima di partire per il giro tra gli atolli, è in grado di garantire ai sub l'incontro con i singoli tipi d pesi che potranno essere ammirati nelle varie immersioni.

Io ho continuato nella mia attività nella Scuola, ho finalmente preso il brevetto di istruttore e, in oltre trent'anni di insegnamento, sono orgoglioso di essere riuscito a far avvicinare a questo sport qualche centinaio di nuovi appassionati. Di anni ne sono passati parecchi, (sono l'unico istruttore in carica ad avere operato sotto tutti i Direttori che si sono avvicendati nella Scuola), ma non mi sono mai pentito di essere entrato a far parte di questo Circolo e, anche se ora gli istruttori più giovani mi hanno soprannominato "il vecchio" non me la prendo e mi sforzo di stare al passo con loro. Anzi, a meno che la USL, non rinnovandomi l'idoneità, non mi faccia andare in pensione forzata sono intenzionato a continuare questa attività sperando di riuscire a passare il testimone ai miei nipoti, che intanto hanno cominciato ad allargare questa famiglia di subacquei più o meno bravi, in modo che anche loro possano usufruire di questa "particolare" SCUOLA DI VITA.

Amerigo Ramacciotti

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